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	<title>Lexskywalker.it - Way to Valinor &#187; Cultura grafica</title>
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	<description>Piccole note di design, veleggiando verso nuovi orizzonti informatici, graficheggio e mi diverto..</description>
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		<title>JoJo in the Stars</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 10:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanti ricordi questo corto d’animazione. Tra i più belli che abbia mai visto fin’ora. A distanza di 7 anni ancora me ne ricordo, era il 2003, e dopo una giornata stupenda andai al piccolo Oratorio di Santa Cecilia a Perugia: proiettavano un corto dello Studio Aka (Londra). Un incontro nel contesto di Cartoombria. Una breve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="avat-01" title="JoJo in the Stars" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/jojoits.jpg" alt="JoJo in the Stars" width="100" height="100" />Quanti ricordi questo corto d’animazione. Tra i più belli che abbia mai visto fin’ora. A distanza di 7 anni ancora me ne ricordo, era il 2003, e dopo una giornata stupenda andai al piccolo Oratorio di Santa Cecilia a Perugia: proiettavano un corto dello <strong>Studio Aka</strong> (Londra). Un incontro nel contesto di Cartoombria. Una breve introduzione di <strong>Philip Hunt</strong> e poi questo capolavoro di <strong>Marc Craste </strong>con gli arrangiamenti di Die Knodel. Questo corto vinse nel 2004 il <em>BAFTA Award</em>. Craste si ispirò ad una canzone di Nick Cave: <em><a title="The Carny - Nick Cave" href="http://www.youtube.com/watch?v=VqfS7NdcwdM" target="_blank">The Carny</a></em>, da un album del 1986, per altro contenuta anche nella colonna sonora di <em>Wings of Desire (Il cielo sopra Berlino)</em>, diretto da Wim Wanders nel 1987. Questo brano era perfetto per una storia breve, fatta di strani personaggi ed una storia d’amore. Il lavoro che ne è venuto fuori è ispirato, struggente, e molto cupo. Ho ritrovato questo vecchio video in una vecchia cartella e mi sono detto.. perchè non parlarne nel blog? Godetevelo, è bellissimo.<span id="more-1759"></span></p>
<p><span class="avat-03"><p><a href="http://www.lexskywalker.it/blog/2010/cultura-grafica/jojo-in-the-stars/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></span></p>
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		<title>Il nuovo FWA</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 19:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Favourite Website Awards si rinnova, muta forma, evolve. Per la 3° volta in tanti anni, il faro dei flasher nel mondo cambia layout e grafica. Questa volta group94 ha lavorato molto sulla navigazione. Elegante, funzionale e molto fluido, FWA trova uno smalto e un pregio del tutto nuovi con tante funzioni e ampio spazio alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="avat-01" title="Il nuovo FWA" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/newFWA.jpg" alt="Il nuovo FWA" width="100" height="100" /><strong>Favourite Website Awards</strong> si rinnova, muta forma, evolve. Per la 3° volta in tanti anni, il faro dei <em>flasher</em> nel mondo cambia layout e grafica. Questa volta <em>group94</em> ha lavorato molto sulla navigazione. Elegante, funzionale e molto fluido, <strong>FWA</strong> trova uno smalto e un pregio del tutto nuovi con tante funzioni e ampio spazio alle immagini. Questo cambiamento non è piaciuto a tutti però.. me compreso, trovando forse poca originalità grafica e la tendenza ad appiattire e uniformare alle tendenze del momento.</p>
<p><a class="linkAll" title="Il nuovo FWA" href="http://www.thefwa.com/" target="_blank">Il nuovo FWA</a></p>
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		<title>Come nasce una copertina</title>
		<link>http://www.lexskywalker.it/blog/2009/cultura-grafica/come-nasce-una-copertina/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 05:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Come nasce la copertina di un magazine? Ce lo mostra Peter Belanger per Macworld.
On the technical side, for the time lapse video, I used the Canon 5D Mark II with a 24mm-70mm zoom. I chose the 5D because of its great image quality with high ISO’s. Canon’s sRAW1 gave me the flexibility of a RAW [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lexskywalker.it/blog/2009/cultura-grafica/come-nasce-una-copertina/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Come nasce la copertina di un magazine? Ce lo mostra <em>Peter Belanger</em> per Macworld.</p>
<blockquote><p>On the technical side, for the time lapse video, I used the Canon 5D Mark II with a 24mm-70mm zoom. I chose the 5D because of its great image quality with high ISO’s. Canon’s sRAW1 gave me the flexibility of a RAW file with the file size of a jpeg. The actual Macworld cover was taken with a Phase One P65+ digital back attached to a 4x5 Sinar X camera with a 65mm lens.</p></blockquote>
<p>Alcune note tecniche sulle ottiche e corpo macchina, <a title="Come nasce una copertina" href="http://vimeo.com/5989754?hd=1" target="_blank">qui</a> trovate l’articolo completo!</p>
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		<title>Bob Noorda</title>
		<link>http://www.lexskywalker.it/blog/2009/cultura-grafica/bob-noorda/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 12:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[È difficile parlare di design e grafica senza nominare almeno una volta il grande Bob Noorda. Nel nostro ambiente è uno dei maestri, famoso come Munari o Vignelli, Noorda rappresenta una delle vette irraggiungibili nella storia delle arti grafiche. Tutti conoscono i suoi lavori, senza sapere chi li ha fatti.
Nato ad Amsterdam nel 1927, approdò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="avat-01" title="Bob Noorda" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/bobnoorda_f.jpg" alt="Bob Noorda" width="100" height="100" />È difficile parlare di design e grafica senza nominare almeno una volta il grande <strong>Bob Noorda</strong>. Nel nostro ambiente è uno dei maestri, famoso come <em>Munari</em> o <em>Vignelli</em>, <em>Noorda</em> rappresenta una delle vette irraggiungibili nella storia delle arti grafiche. Tutti conoscono i suoi lavori, senza sapere chi li ha fatti.<br />
Nato ad Amsterdam nel 1927, approdò a Milano nel 1954 con un diploma dell’Ivkno e tanta voglia di fare grandi cose. Milano allora era un posto interessante, nasceva il design, c’era la Triennale e le cose cambiavano velocemente.<br />
Proprio a Milano ebbe inizio sua carriera cominciò con una collaborazione con lo studio Boggeri (famoso studio grafico che dal 1933 fu vivaio di geni come <em>Max Huber</em>, <em>Bruno Munari</em>), nel quale crebbe fino al 1961, quando divenne art director alla Pirelli, dove progettò il logotipo di Arnoldo Mondadori Editore.<span id="more-934"></span></p>
<p>Noorda è un uomo schivo, a suo agio solo con la matita in mano, la sua opera si distingue per la straordinaria comunicazione visiva, per la chiarezza formale e l’essenzialità espressiva, per i programmi di valorizzazione dell’immagine aziendale, per la cura dell’imballaggio e del design del prodotto e per il design di interni ed esposizioni. I principali lavori che lo hanno reso famoso sono la segnaletica delle metropolitane di Milano, di New York e di San Paolo del Brasile, il design degli esterni e interni dei supermercati e ipermercati Coop in Italia, degli interni degli uffici della Regione Lombardia, il famoso Pirellone, i loghi della Mondadori e della Feltrinelli, i marchi di identità aziendali come Agip, Enel e Touring Club Italiano, l’icona del self-service del distributore di benzina, progettata per l’Agip e adottata in seguito da altre compagnie. Nel 1964 Noorda si è aggiudicato il <em>Compasso d’Oro</em>, il premio più prestigioso nell’ambito del design industriale nazionale, per la segnaletica della metropolitana milanese, nel 1979 per l’immagine coordinata di Agip Petroli e per il simbolo e l’immagine della Regione Lombardia; a Rimini ha ricevuto la medaglia d’oro per la sua attività nel campo del design.</p>
<p><img class="avat-03" title="Bob Noorda logos" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/bobnoorda.jpg" alt="Bob Noorda logos" width="568" height="243" /></p>
<p>Noorda è stato docente all’<em>Umanitaria di Milano</em> e all’<em>Isia di Urbino</em>, ha insegnato Comunicazione visiva alla facoltà del <em>Design del Politecnico di Milano</em> e proprio al Politecnico gli è stata conferita, nel 2005, la laurea ad honorem in Disegno industriale. Noorda è stato uno dei primi ad intuire che un’azienda ha bisogno di un’identità forte che vada oltre il semplice marchio, che coinvolga l’architettura degli interni e il packaging dei prodotti.</p>
<blockquote><p>Un buon progetto di design non deve essere influenzato dalle mode del momento, ma deve poter durare il più possibile.</p></blockquote>
<p>Il lavoro creativo è per Noorda un processo lento e di precisione, che richiede pazienza ed estrema concentrazione e che difficilmente nasce da ispirazioni improvvise.</p>
<blockquote><p>Non si può raccontare come vengono le idee. Posso solo dire che è un processo lento, solitario, di creazione e decantazione per trovare la sintesi assoluta. Questo è il difficile. Questo cerco di insegnare ai miei allievi che sono impetuosi, buttano giù subito un’idea e pensano di aver trovato la soluzione”.</p></blockquote>
<p>Noorda sostiene che per creare un marchio che conservi nel tempo la stessa forza simbolica è fondamentale studiare a fondo l’identità dell’azienda in questione.</p>
<blockquote><p>Quando disegno un marchio lo faccio avendo presente l’aspetto culturale, non solo quello commerciale, di un’azienda. E cerco di pensare ad un’immagine che possa durare nel tempo, senza apparire da subito superata, vecchia”.</p></blockquote>
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		<title>Dissonanza cognitiva</title>
		<link>http://www.lexskywalker.it/blog/2008/cultura-grafica/dissonanza-cognitiva/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 12:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[“La dissonanza cognitiva è seguita dalla tendenza a perseguire la coerenza tra atteggiamenti, pensieri e convinzioni.”
La dissonanza cognitiva indica uno stato di disagio mentale che si verifica in presenza di un conflitto tra atteggiamenti, pensieri e convinzioni. L’armonia tra due cognizioni produce consonanza e quindi benessere; il conflitto tra due cognizioni, invece, produce dissonanza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="avat-01" title="Dissonanza cognitiva" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/dissonanza-c.jpg" alt="Dissonanza cognitiva" width="100" height="100" />“La dissonanza cognitiva è seguita dalla tendenza a perseguire la coerenza tra atteggiamenti, pensieri e convinzioni.”</strong></em></p>
<p>La dissonanza cognitiva indica uno stato di disagio mentale che si verifica in presenza di un conflitto tra atteggiamenti, pensieri e convinzioni. L’armonia tra due cognizioni produce consonanza e quindi benessere; il conflitto tra due cognizioni, invece, produce dissonanza e quindi disagio.</p>
<p>È possibile attenuare la dissonanza cognitiva in tre modi: riducendo l’entità delle cognizioni dissonanti, aggiungendo elementi di consonanza oppure eliminando o modificando le cognizioni che generano dissonanza. Ad esempio le campagne pubblicitarie che invitano a dimonstrare il proprio affetto acquistando un diamante cercano di creare nei consumatori una dissonanza cognitiva tra l’amore per i propri cari e la necessità di dimostrarlo acquistando pietre preziose. Per attenuare tale dissonanza lo spettatore può ridurre l’entità dellla cognizione dissonante (“<em>dopo tutto un diamante non è che un carbone pressato</em>”), introdurre cognizioni consonanti (ad es. riconoscendo il tentativo di manipolazione insito nel messaggio pubblicitario) o rimuovere le cognizioni dissonanti (ovvero dimostrando l’affetto per i propri cari in un altro modo oppure, ovviamente , mediante l’acquisto di un diamante).<span id="more-868"></span></p>
<p>Quando l’esecuzione di un’attività comporta il riconoscimento di incentivi, i risultati sono diversi a seconda dell’entità del premio. In presenza di incentivi modesti per l’escuzione di attività sgradite, la dissonanza viene attenuata modificando la cognizione dissonante (con affermazioni del tipo “<em>in fin dei conti questa attvità mi piace</em>”). In presenza di gratificazioni di notevole entità per l’esecuzione di attività sgradite, la dissonanza viene attenuata aggiungendo una cognizione consonante ( con affermazioni del tipo “<em>in fin dei conti questa attività è ben retribuita</em>”). Nel primo caso la dissonza viene attenuata modificando l’atteggiamento verso l’attività svolta, nel secondo caso l’opinione iniziale viene conservata e la dissonanza  viene attenuata con giustificazioni di tipo economico. In genere una gratificazione modesta non  è sufficiente per indurre a svolgere un’attività sgradita; una gratificazione maggiore non aumenta bensì riduce la probabilità di modificare atteggiamenti e convinzioni; si tratta  di un aspetto critico noto come punto di giustificazione minima.</p>
<p>Una dissonanza cognitiva è applicabile nel design delle campagne pubblicitarie e di marketing o in qualunque altro contesto in cui l’influenza e la persuasione svolgano un ruolo chiave. Le informazioni consonanti e dissonanti sono utili per modificare le convinzioni, invitando ad investire tempo, attenzione e impegno in attività che creano cognizioni dissonanti per poi fornire meccanismi semplicei e immediati di attenuazione  della dissonanza. L’ultilizzo di meccanismi di compensazione per consolidare il cambiamento va limitato allo stretto necessario.</p>
<blockquote><p>W. Lidwell, K. Holden, J. Butler, <em>Principi universali del design</em>, 2005, Logos, Modena<br />
Dissonanza cognitiva, pag. 36</p></blockquote>
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		<title>La tipografia applicata al web</title>
		<link>http://www.lexskywalker.it/blog/2008/cultura-grafica/la-tipografia-applicata-al-web/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 00:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di tipografia si pensa alla carta stampata, all’editoria, all’arte e la tecnica di stampare con scienza, usando matrici di caratteri composte, nell’industria o nell’artigianato.
La pensa così anche Robert Bringhurst, autore del libro The Elements of Typographic Style, ispirato al lavoro di Hermann Zapf, tra i più grandi fonts-designer della storia, attivo nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="avat-01" title="Robert Bringhurs" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/robertbringhurst.jpg" alt="Robert Bringhurs" />Quando si parla di tipografia si pensa alla carta stampata, all’editoria, all’arte e la tecnica di stampare con scienza, usando matrici di caratteri composte, nell’industria o nell’artigianato.<br />
La pensa così anche <strong>Robert Bringhurst</strong>, autore del libro <em>The Elements of Typographic Style</em>, ispirato al lavoro di Hermann Zapf, tra i più grandi fonts-designer della storia, attivo nel primo dopoguerra ha disegnato fonts che conosciamo bene come il <em>Book Antiqua</em>, l’<em>Optima</em> o il <em>Palatino</em>.<br />
Il libro è ovviamente uno di quei testi-vangelo, e poichè questo grande sapere tipografico trova alcuni fondamentali anche nella rete, ha deciso di pubblicare tutto in un sito e introduce così la sua opera:</p>
<blockquote><p>For too long typographic style and its accompanying attention to detail have been overlooked by website designers, particularly in body copy. In years gone by this could have been put down to the technology, but now the web has caught up. The advent of much improved browsers, text rendering and high resolution screens, combine to negate technology as an excuse.</p></blockquote>
<p>Parliamo di regole che rendono le pagine più attente agli standard del w3c, alla leggibilità e molte leggi della visiva, qualcosa che inconsciamente conoscono tutti, che scientemente applicano in pochi.</p>
<p><a class="linkAll" href="http://webtypography.net/" target="_blank">The Elements of Typographic Style</a></p>
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		<title>Font cubico</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 14:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[È possibile disegnare un font inscrivendolo in un cubo? Sì, c’è riuscito Svetoslav Simov, designer di Sofia, Bulgaria che ha realizzato una serie di font incredibili. Un gran bel lavoro di progettazione tipografica, originale, e al giorno d’oggi non è cosa semplice! Ultra minimale, fresco, chiaro ed efficace: un font ispirato e pieno di mestiere. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="avat-01" title="Svetoslav Simov" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2008/07/svetoslav.jpg" alt="Svetoslav Simov" />È possibile disegnare un font inscrivendolo in un cubo? Sì, c’è riuscito <strong>Svetoslav Simov</strong>, designer di Sofia, Bulgaria che ha realizzato una serie di font incredibili. Un gran bel lavoro di progettazione tipografica, originale, e al giorno d’oggi non è cosa semplice! Ultra minimale, fresco, chiaro ed efficace: un font ispirato e pieno di mestiere. Tra i migliori da lui creati sicuramente ci sono: Snall e Colo. Inoltre nel suo network troverete altri interessanti lavori di grafica e comunicazione made in Bulgaria. Da vedere!</p>
<p><a class="linkAll" title="Svetoslav Simov" href="http://www.behance.net/Simov" target="_blank">Svetoslav Simov</a></p>
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		<title>Adobe media player</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 14:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Progetto ambizioso di Adobe, il colosso ha lanciato il suo player: una piattaforma video stand-alone da installare nel mac (o win), con canali tematici dedicati ai professionisti basata su Air. Veri e propri laboratori Adobe con tutorial e lezioni sulla suite CS3 o teoria grafica e tipografica. Preziosissimo se unito al Design Workshop Center, ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="avat-01" title="adobetv" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2008/04/adobetv.jpg" alt="adobetv" />Progetto ambizioso di Adobe, il colosso ha lanciato il suo player: una piattaforma video stand-alone da installare nel mac (o win), con canali tematici dedicati ai professionisti basata su Air. Veri e propri laboratori Adobe con tutorial e lezioni sulla suite CS3 o teoria grafica e tipografica. Preziosissimo se unito al <a title="Design Workshop Center" href="http://www.adobe.com/designcenter/video_workshop/" target="_blank">Design Workshop Center</a>, ad <a title="Adobe Labs" href="http://labs.adobe.com/" target="_blank">Adobe Labs</a>, <a title="Developer Connection" href="http://www.adobe.com/devnet/" target="_blank">Developer Connection</a> e l’incredibile <a title="Adobe Kuler" href="http://kuler.adobe.com/" target="_blank">Adobe Kuler</a>. Adobe sta facendo passi da gigante in ogni direzione, fortificando e ampliando il già sterminato universo di applicazioni.</p>
<p><a class="linkAll" title="Adobe media player" href="http://www.adobe.com/products/mediaplayer/" target="_blank">Adobe media player</a><a class="linkAll" title="Adobe tv" href="http://tv.adobe.com/" target="_blank">Adobe tv</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dedicato agli alfisti</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 23:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente uno spot degno di nota: Alfa Romeo 8C Experience Days. Spot televisivo di una semplicità e bellezza sorprendenti, colori, fotografia e forti emozione nel marchio. Firmato dalla  Saffirio Tortelli Vigoriti, la stessa agenzia di pubblicità degli spot Fiat (come ad esempio la Bravo), sceglie ancora di puntare sull’italianità, da cima fondo, un made [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente uno spot degno di nota: <strong>Alfa Romeo 8C Experience Days</strong>. Spot televisivo di una semplicità e bellezza sorprendenti, colori, fotografia e forti emozione nel marchio. Firmato dalla  <a title="Saffirio Tortelli Vigoriti" href="http://www.saffiriotortellivigoriti.it/" target="_blank">Saffirio Tortelli Vigoriti</a>, la stessa agenzia di pubblicità degli spot Fiat (come ad esempio la Bravo), sceglie ancora di puntare sull’italianità, da cima fondo, un <em>made in italy </em>da brivido che farà venire invidia ai giapponesi della Yaris o le pubblicità sempre più stupide di Matiz.</p>
<p align="center"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/7Zc7FDzkfvA&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/7Zc7FDzkfvA&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Il brano stavolta è un ricordo forte e indelebile: <strong>Nuvolari</strong>, reinterpretato dallo stesso Lucio Dalla, rispolverato per l’occasione, direzione creativa di Aurelio Tortelli e fotografia di Sebastian Milaszewski. Un piccolo capolavoro evocativo dai caratteri fortissimi e romantici. Due gli elementi che restano: il rosso Alfa, e quell’Italia di un tempo che Nuvolari ha saputo infiammare con la sua Alfa Romeo.<br />
Ma è secondo me Lucio Dalla il valore aggiunto. Ho amato quella canzone e ritrovarla così sofisticatamente adattata, nello splendore delle immagini, il riff della chitarra elettrica, mi ha emozionato. Le parole di Dalla regalano quell’aura di mistica suggestione davanti alle linee eleganti dell’Alfa Romeo. Vincerà il premio annuale dell’<a title="Art Director Club Italiano" href="http://www.adci.it/" target="_blank">ADCI</a> e poi la palma degli Art Directors a Cannes?</p>
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		<title>I loghi di una volta</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 13:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Bello. Bellissimo. Stupendo. Su Flickr mr_carl ha scandito per il popolo della rete un meravigliosissimo libro che raccoglie in ordine alfabetico le pagine del libro World of Logotypes, una collezione di loghi anni ’70, con l’anno e l’azienda di appartenenza. Una volta si lavorava così, quando non c’era illustrator e i grafici manipolavano e disegnavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2008/03/logos-vintage.jpg" alt="logos-vintage.jpg" class="avat-01" />Bello. Bellissimo. Stupendo. Su Flickr mr_carl ha scandito per il popolo della rete un meravigliosissimo libro che raccoglie in ordine alfabetico le pagine del libro <strong>World of Logotypes</strong>, una collezione di loghi anni ’70, con l’anno e l’azienda di appartenenza. Una volta si lavorava così, quando non c’era illustrator e i grafici manipolavano e disegnavano forme grazie al loro sapere e abilità nel disegno tecnico. Affascinante. Qui si fa la storia! Vintage Logos è anche un PDF, trovato non so come in rete, scaricate oppure godetevi la galleria direttamente su flickr.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/mr_carl/sets/72157604144345854" title="vintage logos" target="_blank" class="linkAll">vintage logos</a><a href="http://logoblink.com/wp-content/uploads/2008/03/Book_WorldLogos.pdf" title="vintage logos pdf" target="_blank" class="attachAll">vintage logos PDF (<em>23mb)</em></a></p>
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		<title>Il punto tipografico e figli</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2007 14:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante volte avete sentito parlare di PostScript, stampanti PostScript, EPS e Ghostscript? PostScript è un linguaggio di programmazione, sviluppato da Adobe System in tempi non sospetti per un maggiore controllo delle stampanti.
Deriva direttamente dal linguaggio Forth e non ha nulla a che vedere con Html o XML, piuttosto con Java o C. Si tratta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="avat-01" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2007/12/post-script.jpg" alt="post-script.jpg" />Quante volte avete sentito parlare di PostScript, stampanti PostScript, EPS e Ghostscript? PostScript è un linguaggio di programmazione, sviluppato da Adobe System in tempi non sospetti per un maggiore controllo delle stampanti.<br />
Deriva direttamente dal linguaggio <em>Forth</em> e non ha nulla a che vedere con Html o XML, piuttosto con Java o C. Si tratta di testo, che interpretato da un processore RIP, (non significa Riposa In Pace, ma <em>Raster Image Processor</em>..) consente alla parte meccanica della stampante di elaborare i file che le vengono inviati.<span id="more-254"></span><br />
Ecco come ragiona un processore RIP nell’elaborare un file PostScript :</p>
<ul>
<li>esegue le istruzioni PostScript mediante un interprete;</li>
<li>calcola il risultato, che è una lista di oggetti grafici detta <em>display list</em>;</li>
<li>rasterizza questi oggetti grafici (<em>rendering</em>);</li>
<li>retina il raster (<em>screening)</em>;</li>
<li>passa il tutto alla parte meccanica per la stampa vera e propria.</li>
</ul>
<p>Uno degli strumenti più usati in questo settore è GhostScript, collezione di programmi basati appunto sulla codifica PostScript e PDF, entrambi proprietari del colosso Adobe. Pioniere di questa nuova realtà fu ovviamente zio Steve, col suo progetto <strong>NeXT</strong>, nel 1984. Il computer NeXT infatti era stato sviluppato pensando di far gestire sia lo schermo che la stampa dal linguaggio PostScript.</p>
<p>Cosa collega però l’antica arte della tipografia e di tutto quel mondo che dai tempi di Gutenberg ha semplicemente cambiato il nostro modo di comunicare, con la moderna editoria? Il punto tipografico! È un’unità di misura che definisce la grandezza dei caratteri di stampa e l’ interlinea. È un sistema che ritroviamo spessissimo nella computer grafica, preso in prestito dall’editoria, è uso comune utilizzarlo anche in ambiti più domestici in attività come la video scrittura o la misurazione dell’interlinea in un documento word. Nei CSS ad esempio la dimensione dei caratteri può essere espressa in punti tipografici come in programmi avanzati per l’impaginazione e grafica per la stampa, inDesign o Illustrator ad esempio. Ha assunto diverse misure a seconda delle epoche, ma l’avvento dell’editoria digitale ha fatto convergere il punto tipografico PostScript a 1/72 pollici, ovvero 0,35277mm.</p>
<p>Un po’ di storia, da wikipedia:</p>
<blockquote><p><strong>La prima definizione</strong> di punto tipografico si deve al tipografo francese Pierre Simon Fournier, che nel 1737 pubblicò un libro intitolato “Tables des Proportions qu’il faut observer entre les caractères” in cui annunciava l’introduzione del sistema tipografico a punti, seguito l’anno successivo da un libro stampato con i campioni dei nuovi caratteri. Il punto Fournier corrispondeva a 1/12 di cicero, pari a 0,34882 mm.</p>
<p><strong>Il punto Didot</strong>, introdotto nel XVIII secolo dal parigino François-Ambroise Didot corrisponde a 1/72 del pollice reale francese. Con la definizione del metro, nel 1799 il punto Didot venne ridefinito come 125/332472 di metro, pari a 0,3759715104 mm.</p>
<p><strong>Il punto Berthold</strong> è frutto del tentativo che il tedesco Hermann Berthold fece nel 1879 di adattare il punto Didot al sistema metrico. Il punto Berthold corrisponde a 1/2660 di metro, pari a 0,37593 mm. Fu largamente adottato in Germania, Russia e nell’Europa dell’est.</p>
<p><strong>Il punto Didot</strong> tedesco è un’altra standardizzazione metrica del punto Didot, definita nel 1954 pari a 0,376065 mm.<br />
Fino al XX secolo, questa è stata l’unità di misura tipografica più diffusa nell’Europa occidentale.</p>
<p>Negli Stati Uniti si diffuse <strong>il punto tipografico Americano</strong>, definito inizialmente nel 1879 dal produttore di macchine da stampa Nelson C. Hawks come base del Sistema Americano di tipi carattetere interscambiabili e pari a 0,0138 pollici o 0,35145 mm. Nel 1886, nella convention di Saratoga, l’associazione americana di fonditori di caratteri adottò ufficialmente il punto di Hawks come standard nazionale. La diffusione fu così rapida che già nel 1892 la produzione di corpi carattere non standard era già cessata.</p>
<p>Il punto PostScript, ora predominante, è stato definito da John Warnock e Charles Geschke della Adobe, inventori del PostScript.</p></blockquote>
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		<title>La legge di Fitts</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 22:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[ “Il tempo di acquisizione di un obiettivo è determinato dalle dimensioni dell’obiettivo e dalla distanza da esso.”
La legge di Fitts afferma che più un obiettivo è piccolo e lontano, maggiore sarà il tempo necessario per raggiungerlo. Inoltre ad un movimento più veloce e un obiettivo più piccolo corrisponderà una maggiore percentuale di errori. Si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="avat-01" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2007/11/legge-di-fitts.jpg" alt="legge-di-fitts.jpg" /> <em><strong>“Il tempo di acquisizione di un obiettivo è determinato dalle dimensioni dell’obiettivo e dalla distanza da esso.”</strong></em></p>
<p>La legge di Fitts afferma che più un obiettivo è piccolo e lontano, maggiore sarà il tempo necessario per raggiungerlo. Inoltre ad un movimento più veloce e un obiettivo più piccolo corrisponderà una maggiore percentuale di errori. Si prende in considerazione questa legge quando si progetta il design e il layout di controlli, nonchè di qualunque dispositivo che faciliti il movimento verso un obiettivo.</p>
<p>La legge di Fitts è applicabile solo ai movimenti di puntamento rapidi, non a movimenti continui quali quello della scrittura e del disegno. La comprensione della legge di Fitts aiuta i designers a limitare le possibilità di errore e migliorare l’usabilità. Ad esempio, quando si esegue un puntamento ad un oggetto sul monitor di un computer, è possibile vincolare il movimento orizzontale o verticale in modo da aumentare sensibilimente la velocità di acquisizione. <span id="more-242"></span></p>
<p>In genere questo tipo di vincolo è applicato a controlli come barre di scorrimento, più raramente ai bordi del monitor che fungono anche da barriera al movimento del cursore.</p>
<blockquote><p>In ergonomia la Legge di Fitts rappresenta il modello matematico di un movimento umano. La Legge di Fitts calcola il tempo impiegato per muoversi rapidamente da un punto iniziale ad un’area con una determinata estensione. La legge esprime il tempo in funzione della distanza tra punto iniziale e obiettivo finale , correlato all’estensione dell’area considerata.</p>
<p>Il modello è usato per lo studio del puntamento e dell’interazione fra uomo e macchina, nel mondo reale, ma soprattutto nei computer per la progettazione di interfacce grafiche. Fu pubblicata per la prima volta da Paul Fitts nel 1954.</p>
<p>fonte: <a title="Legge di Fitts" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Fitts" target="_blank">wiki</a></p></blockquote>
<p>Questa legge in pratica è applicata a tutti quei sistemi che prevedono un puntamento, vediamo come viene applicata concretamente ad un mondo che conosciamo bene: <em>mac</em> e <em>windows</em>. L’interfaccia mac facilita il movimento verso la posizione di stasi sui menu o sul bordo dello schermo (la barra dei menu si trova sempre nella stessa posizione: in alto a destra). Il bordo dello schermo blocca il cursore, limitando l’uso del menu alla sola barra in alto e ne aumenta l’efficacia. L’interfaccia windows invece visualizza menu a comparsa quando si preme il tasto destro del mouse, interagendo con l’oggetto. In entrambi i casi la distanza tra la posizione del cursore e quella del menu a comparsa è minima: i comandi vengono acquisiti rapidamente.</p>
<p>Per approfondire ulteriormente vi rimando a questo articolo, molto chiaro e di facile comprensione:</p>
<p><a class="linkAll" title="Cos'è la legge di Fitts" href="http://www.usabile.it/272004.htm" target="_blank">Cos’è la legge di Fitts </a></p>
<blockquote><p>W. Lidwell, K. Holden, J. Butler, <em>Principi universali del design</em>, 2005, Logos, Modena<br />
Legge di Fitts, pag. 82–83</p></blockquote>
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		<title>50 anni di Helvetica</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 15:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo vicini al cinquantesimo anniversario del più celebre tra i font di sempre: l’Helvetica. Questo popolare carattere, progettato negli anni ’50 da Max Miedinger per la fonderia svizzera Haas, rivoluzionò il mondo del lettering. Una volta introdotto nel mercato nel 1961, divenne presto un carattere utilizzato da agenzie pubblicitarie per brand corporativi e comunicazione visiva. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2007/11/helvetica.jpg" alt="helvetica.jpg" class="avat-02" />Siamo vicini al cinquantesimo anniversario del più celebre tra i font di sempre: l’<strong>Helvetica</strong>. Questo popolare carattere, progettato negli anni ’50 da Max Miedinger per la fonderia svizzera Haas, rivoluzionò il mondo del lettering. Una volta introdotto nel mercato nel 1961, divenne presto un carattere utilizzato da agenzie pubblicitarie per brand corporativi e comunicazione visiva. Fu protagonista di tanti marchi (uno su tutti la <em>Big Apple Subway</em>, la metropolitana di New York), fiero carattere di visual fortunati e meno fortunati (come la metropolitana di Milano), utilizzato da grandi maestri della comunicazione pubblicitaria come Massimo Vignelli e Bob Noorda. Una dittatura svizzera in piena regola, negli anni sessanta era uno dei caratteri più usati ed era ovunque. Poi dimenticato per lunghi anni, perchè troppo rigido e legato al design svizzero, all’ordine e al modernismo.<span id="more-203"></span></p>
<p align="center"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/McZSUjP1AcE&#038;rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/McZSUjP1AcE&#038;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Recentemente l’Helvetica ha vissuto una seconda giovinezza. Ultilizzato sovente da designer, forse stanchi di tanto estro, in cerca della rigida progettazione, in cerca di ordine. Negli anni di apparente oblio questo font ha continuato ad esercitare il suo fascino, ispirando<a href="http://www.fontshop.com/fontfeed/archives/helvetica-and-alternatives-to-helvetica/" title="alternative all'Helvetica" target="_blank"> famiglie di fonts</a> e lasciando tracce in tante campagne, copertine e manifesti. La prova della moderna adorazione per questo carattere è il lavoro di  <strong>Gary Hustwit</strong>, un lungometraggio di 80 minuti. In questo estratto dall’intervista al regista, si può cogliere lo spirito e l’ambizione del progetto.</p>
<blockquote><p>Volete un motivo per cui ho pensato che fosse necessario un documentario su un carattere tipografico e in special modo sull’Helvetica? Semplicemente perché esso è tutto intorno a noi. Ciascuno di noi, a prescindere da dove si trova nel mondo ha visto scritte in Helvetica svariate volte durante questa giornata.</p>
<p>Potrebbe essere stata l’indicazione della stazione della metropolitana dove scendere, che tenta di vendervi un investimento o l’indicazione sul gate del vostro aereo o il titolo di una pubblicitàsulla rivista che stavate sfogliando poco fa. Ma come è successo che un carattere tipografico disegnato da un oscuro designer svizzero nel 1957 sia potuto diventare per noi uno dei mezzi più popolari per comunicare le nostre parole in soli cinquanta anni?”</p></blockquote>
<p>Un vero documentario su questo amato e odiato font per la stampa (incluso addirittura dai pionieri della grafica digitale nell’anno di Orwell, Stephen G. Wozniak e Steven P. Jobs, nei primi Macintosh tra i caratteri di sistema), Hustwit racconta con spettacolare chiarezza le questioni e le storie legate ad un carattere che bene o male è sempre stato intorno a noi, per capire come in soli cinquant’anni questo carattere sia diventato uno dei mezzi più popolari per comunicare le nostre parole. Il film è impreziosito da numerose interviste a mestri del design tipografico come: Erik Spiekermann, Matthew Carter, Massimo Vignelli, Michael Bierut, Wim Crouwel, Hermann Zapf, Stefan Sagmeister, Jonathan Hoefler, Tobias Frere-Jones, David Carson e Neville Brody.</p>
<p>Il sito del film, il blog, e le note del regista.<br />
<a href="http://www.helveticafilm.com/" title="Helvetica the movie" target="_blank" class="linkAll">Helvetica — the movie</a><br />
Una simpatica parodia su Helvetica e Arial.<br />
<a href="http://www.engagestudio.com/helvetica/poster.swf?rnd=123" title="Helvetica vs Arial" target="_blank" class="linkAll">Helvetica vs Arial</a></p>
<p><a title="Partecipa alla discussione nel forum!" href="http://www.lexskywalker.it/forum/viewtopic.php?f=16&#038;t=52" target="_self"><img title="Partecipa alla discussione nel forum!" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2008/08/gotoforum.jpg" alt="Partecipa alla discussione nel forum!" /></a></p>
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		<title>Fawnt fonts</title>
		<link>http://www.lexskywalker.it/blog/2007/cultura-grafica/fawnt-fonts/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 11:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[La scelta del font è un elemento basilare in ogni progetto che si rispetti. L’identità e il carattere di un cliente passano anche dal lettering. Il progetto, per la stampa o per il web che sia, richiede una scelta oculata e sapiente del font. Citando wikipedia: “Si potrebbe definire il design del carattere, nel suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2007/11/fawnt.jpg" alt="fawnt.jpg" class="avat-01" />La scelta del font è un elemento basilare in ogni progetto che si rispetti. L’identità e il carattere di un cliente passano anche dal lettering. Il progetto, per la stampa o per il web che sia, richiede una scelta oculata e sapiente del font. Citando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tipo_di_carattere" title="Tipi di carattere" target="_blank">wikipedia</a>: “<em>Si potrebbe definire il design del carattere, nel suo senso più ampio, come una serie di regole di progetto (per esempio di stile, immagine o impressione) all’interno delle quali il progettista può concepire ogni singolo carattere</em>”. In questo sito (veramente ben fatto) troverete una serie di font molto originali che possono tornare utili. Liberi da diritti d’autore, Fawnt è una risorsa preziosa per designer e sviluppatori. Ecco la presentazione del progetto:</p>
<blockquote><p>Fawnt is whatever you want it to be. To us, Fawnt is spin-off of the word “Font”. Other than that, Fawnt is a resource for designers, developers, and anoyone that loves free fonts. Fawnt lists beautiful fonts in nice speech bubbles coupled with a scrollable interface to make browsing easy.</p></blockquote>
<p><a href="http://fawnt.com/" title="fawnt fonts" target="_blank" class="linkAll">fawnt fonts</a></p>
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		<title>Ads of the World</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 00:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Navigando in cerca di talenti mi sono trovato in questo archivio di advertising della Jupitermedia, dove si possono trovare gli spot e campagne per stampa e televisione, suddivise per categoria, con vari dettagli sull’agenzia e creativi. Il portale non è un gran che, ma si possono vedere diversi spot con QuickTime. Sono presenti le campagne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2007/11/ads-world.jpg" alt="ads-world.jpg" class="avat-01" />Navigando in cerca di talenti mi sono trovato in questo archivio di advertising della <em>Jupitermedia</em>, dove si possono trovare gli spot e campagne per stampa e televisione, suddivise per categoria, con vari dettagli sull’agenzia e creativi. Il portale non è un gran che, ma si possono vedere diversi spot con QuickTime. Sono presenti le campagne di agenzie come la <a href="http://www.yr.com/" target="_blank" title="Young &amp; Rubicam">Young&amp;Rubicam</a>, <a href="http://www.ogilvy.com/" target="_blank" title="Ogilvy">Ogilvy</a>, <a href="http://www.saatchi.com/" target="_blank" title="saatchi">Saatchi &amp; Saatchi</a>, <a href="http://www.lowehunt.com.au/" target="_blank" title="Lowe Hunt">Lowe Hunt</a> e tante altre.<br />
Questa la presentazione del progetto:</p>
<blockquote><p>Some people collect stamps. I collect ads. Ads that are above average. Ads that strike conversation. Ads that push the boundaries of the industry. And, I make them public for the creative professional and the general public.</p>
<p>I hope the site will be useful for creatives who want to see what their colleagues are doing around the world. I hope the ads featured on this site will inspire you, the creative, to do better work. Hopefully with time this site will serve as a reference point for your new projects. For example you would look up the financial services category to get an understanding about what people have come up with for this sector in the past, so you can take it a bit further.</p></blockquote>
<p><a href="http://adsoftheworld.com/" target="_blank" title="adsoftheworld" class="linkAll">http://adsoftheworld.com/</a></p>
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		<title>Business card</title>
		<link>http://www.lexskywalker.it/blog/2007/cultura-grafica/business-card/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Nov 2007 23:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>al3x</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete un cliente un po’ particolare? L’idea giusta c’è sempre, a volte bizzarra e originale, che lascia il segno. Ma sapreste buttarvi ed utilizzare vernici, materiali e creatività senza briglie per sintetizzare nel solo biglietto da visita l’identità e l’essenza di un cliente? Biglietti da visita materici, sensoriali, tattili, per la serie “non puoi pretenedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="avat-01" src="http://www.lexskywalker.it/blog/wp-content/uploads/2007/11/bus-card.jpg" alt="bus-card.jpg" />Avete un cliente un po’ particolare? L’idea giusta c’è sempre, a volte bizzarra e originale, che lascia il segno. Ma sapreste buttarvi ed utilizzare vernici, materiali e creatività senza briglie per sintetizzare nel solo biglietto da visita l’identità e l’essenza di un cliente? Biglietti da visita materici, sensoriali, tattili, per la serie “<em>non puoi pretenedere quello che non vedi</em>”, su flickr ho trovato questa raccolta bellissima di business-card proveniente da varie agenzie nel mondo di <a title="dailypoetics" href="http://dailypoetics.typepad.com/" target="_blank">dailypoetics</a>, che presenta così:</p>
<blockquote><p>I admire the card as a medium for artistic expression and communication. Marveling at the typically tiny size but also the concept, story, meanings and design subtleties. Then I am absolutely captivated by the endless possibility for expressing an individual, a philosophy, an aesthetic or concept through the design with type, copy,materials and processes..</p></blockquote>
<p><a class="linkAll" title="business-card" href="http://www.flickr.com/photos/dailypoetics/sets/72057594104389710/" target="_blank">business-card</a></p>
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